Bart Herreman

Biografia

Nasce in Belgio dove vive fino agli anni 60, frequenta l'accademia Sint Joost di Breda in Olanda.
Si trasferisce in Italia alla fine degli anni 60 e inizia la sua carriera di fotografica: dalla moda alla fotografia di reportage, d'arredamento, architettura e still life.
Parallelamente con l'avvento della fotografia digitale continua la sua ricerca creando un mondo di fantasie e surrealismo: animali e personaggi vengono rappresentati all'interno di un mondo che di volta in volta rappresenta luoghi improbabili e momenti quotidiani. Uno dei capitoli della ricerca fotografica di Bart Herreman è "Twiga" (giraffa in lingua swahili) che ispira il suo libro di fotografie, Twiga lo segue in questo cammino fatto di visioni, viaggi e mondi al limite della realtà

Critica / Opera

L'IRREALE REALTA' - BART HERREMAN

IB Agency propone alla Galleria Conny van Kasteel di Egmond aan Zee in Olanda Bart Herreman, il fotografo presenta il suo lavoro di ricerca degli ultimi anni intitolato "L'irreale realtà"

Nasce in Belgio dove vive fino agli anni 60, frequenta l'accademia Sint Joost di Breda in Olanda.

Si trasferisce in Italia alla fine degli anni 60 e inizia la sua carriera di fotografica: dalla moda alla fotografia di reportage, d'arredamento, architettura e still life.

Parallelamente con l'avvento della fotografia digitale continua la sua ricerca creando un mondo di fantasie e surrealismo: animali e personaggi vengono rappresentati all'interno di un mondo che di volta in volta rappresenta luoghi improbabili e momenti quotidiani.

In esposizione 30 di fotografie, alcune di grande formato, che descrivono il percorso creativo di un’artista, padrone delle tecniche di photoshop, che usa la sua macchina fotografica, ma anche il telefonino, per cogliere alcuni particolari della realtà per re-inventarli e collocarli in un nuovo mondo, del tutto irreale e immaginifico. 

Bart Herreman, non vuole definirsi un “surrealista” ma ha ben presente quello che è ed è stato il significato e il senso del manifesto surrealista: “Automatismo psichico puro, attraverso il quale ci si propone di esprimere…il reale funzionamento del pensiero. Comando del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione…”. Nelle sue foto traspare con forza la lezione dei “maestri” del surrealismo; nelle immagini sconnesse e connesse insieme, che dicono tutto e niente, insignificanti o piene di simboli, troviamo il geometrismo impazzito o ordinato di Mirò lasciando all’osservatore la facoltà di decidere cosa vedere; da Ernst l’intreccio delle immagini e delle situazione che spiazzano il pubblico che non riesce ad “uscire” da quella apparente illogicità; da Magritte il piacere di giocare con le immagini combinando il reale con il fantastico; da Dalì la straordinaria capacità ecclettica della “transformazione” delle immagini. 

Bart Herreman, con le sue fotografie colme di straordinaria capacità realizzativa, ci svela il suo mondo immaginario fatto di convivenze impossibili, uomini sbigottiti e animali disinvolti, stimolando o, meglio, facendo riemergere dall’“io” di chi guarda l’irreale realtà, di stimolare l’immaginazione sopita, di imporre allo sguardo la rappresentazione di qualcosa che oltrepassa il reale, una sorta di viaggio infinito senza limiti di tempo e luoghi. 

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